Esempio di testo
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TEORIE E LEGGI GENERALI

1. IL PROBLEMA DEL SIGNIFICATO DELLE ENTITÀ' TEORICHE.

Sotto il titolo Ultimi Scrìtti, R.B. Braithwaite raccolse gli appunti e le bozze di articoli scritti da Ramsey nel 1929. Vi sono compresi meditazioni sulle teorie scientifiche ( Le Teorìe ) , sulle proposizioni generali, la causalità' e le leggi scientifiche ( Proposizioni Generali e Causalità'Q Causalità ), sulla probabilità' e credenza parziale, sulla conoscenza e sulla natura della filosofia. Tutti insieme questi scritti disegnano incompiutamente il pensiero di Ramsey sulla natura della conoscenza scientifica e sul posto di questa conoscenza nel più ampio orizzonte della meditazione filosofica.

Le domande, che Ramsey si pone esplicitamentee a cui tenta di dare risposta, riguardano la natura delle teorie, le modalità' di espressione delle teorie, i rapporti tra leggi teoriche e esperienza e il significato dei termini teorici. Alla base di queste domande sta il più' ampio problema filosofico circa la natura descrittiva o operazionistica della scienza. La scienza, in generale, descrive o ordina i dati? La risposta a questa domanda può' decisamente essere orientata a favore di una scelta esclusiva, oppure può essere più' articolata, ma in ogni caso condiziona le risposte a domande come quelle sopra indicate che, in un certo senso, le sono subordinate.

Un'opinione diffusa, anche fra i filosofi, ritiene che questo tipo di domande e, naturalmente le possibili risposte, non possano influenzare il lavoro degli scienziati ne' nella loro pratica di sperimentazione di laboratorio, ne' nel loro lavoro teorico. Sarebbero, in sostanza, domande genuinamente filosofiche, le cui possibili risposte non interessano il mondo della scienza.
Questo pensiero non e' universalmente condiviso; Poincarè, Hertz e Mach ( per citare solo qualche nome ) non la pensavano cosi'. 
Lo stesso Ramsey sapeva bene che, se le stesse domande venivano poste in relazione alla teorie matematiche, le risposte non erano inlnfluenti sui contenuti stessi delle teorie ; aveva vissuto questo problema quando nel suo sforzo di riformulazione e reinterpretazione delle teorie logiciste, aveva constatato come risposte a domande, in apparenza esclusivamente filosofiehe fossero risultate influenti sui contenuti stessi della matematica. Ài variare delle risposte a domande quali: "che tipo di entità' sono i numeri naturali ?", " Che tipo di proposizioni sono quelle contenenti quantificatori?" si poteva dare origine a vere e proprie mulilazioni di parti importanti e consolidate delle dottrine matematiche. Mutilazioni che Ramsey aveva vissuto come drammatiche.

2. ATTUALITÀ' DEL DIBATTITO.

Ramsey e' quindi certamente consapevole di lavorare a cavallo di un confine incerto ( ammesso che un confine ci sia) tra metafisica e scienza , come, pure, e' consapevole delle possibili reciproche influenze. Del resto la cultura filosofica del tempo, in particolare quella a cui Ramsey era particolarmente sensibile, e' dominata da figure di scienziati-filosofi come i già' citati Poincaré (H. Poinearè, La Science e I 'Hypothese, Paris, 19031) e Mach (E. Mach, Die Mechanik la ihrer Entwicklung, 1883.) che, muovendosi proprio in quel terreno comune alla scienza e alla filosofia, cercano risposte per entrambe . 

Centrale, all'interno di queste ricerche, sono le domande sulla natura delle entità' teoriehe: ha senso parlare dell'esistenza di entità' teoriche? Corrisponde un significato ai termini teorici?
"Elettrone" in elettromagnetismo, " Atomo " in chimica," Massa" in meccanica sono esempi di termini teorici , mentre la legge di gravitazione universale , la legge di Ohm sono esempi di leggi teoriche. Le domande, che Ramsey si porrebbe a proposito della teoria elettromagnetica, sono del tipo : cosa rappresenta una teoria elettromagnetica? Esistono gli elettroni? Se esistono, qual'è il loro significato ? Quali sono i rapporti fra le leggi teoriche e l'esperienza? E quali tra i fatti, le leggi teoriche?
Ramsey era stato attirato alla meditazione sulla natura delle teorie dall' attenzione che l'ambiente culturale, che lo aveva preceduto e lo accompagnava, aveva dedicato a questi problemi. Naturalmente, questi problemi erano antichi quanto la filosofia , ma la discussione si era riaccesa con veemenza in occasione di quella autentica rivoluzione culturale e scientìfica che era stata la teoria meccanica di Newton, rivoluzione che, continuata sull'onda delle nuove scoperte sul calore, sull'elettricità, sul magnetismo e sulla luce, aveva originato nuove teorie e creato nuove entità teoriche.

Gli ultimi anni del secolo diciannovesimo e i primi decenni del nuovo secolo sono dominati dal pensiero di singolari figure di scienziati -filosofi come Mach, Poincare e Herz (H.Herz, Die Prinzipien der Mechanic, 19845), che trattano questo tipo di problemi sia in riferimento a discipline specifiche, come, per esempio, la meccanica , sia in riferimento alla conoscenza in generale. Le meditazioni, le proposte, le confutazioni di questi pensatori, assieme al quelle più' genuinamente filosofiche di Nagel (E. Nagel, Nature and Conventìon , "The Journal of Philosophy," XXVI, 1929),Braithwaite (R.Braithwaite, . The Idea ofNecessaty Connexioa, "Mind ", 1927 e 1928 , sono gli articoli a cui Ramsey fa riferimento. La sua opera Scientìfìc Explanatìon del 1953 non riflette le idee da lui esposte in quel periodo , ma e', al contrario, largamente influenzata dall'opera di Ramsey ), Campbell (N.Campbell, Phisics The Elements, 1920), Russell (B.Russell, Ow Knowlege of Esternai Word, e' probabilmente l'opera a cui Ramsey fa riferimento.), Camap (R. Carnap, Der Logische Afbau der Weit, 1928) ecc., creano quell'ambiente culturale che spinge Ramsey ali' indagine filosofica sulle teorie.

Russell e Wittgenstein , in particolare, avevano indirizzato decisamente in senso logico-linguistico la trattazione del problema circa i confini del sapere accettabile.
Il neopositivismo che, mentre Ramsey lavorava, stava gettando le basi delle proprie teorie, riteneva di aver individuato il confine tra senso e non senso. Queste dottrine diventarono bandiera per una accesa polemica antimetafisica poiché' il "non senso" veniva identificato proprio nella metafisica. I padri filosofici riconosciuti dai neopositivisti erano sopratutto Mach, Russell e Wittgenstein. Questi erano anche i padri filosofici di Ramsey che pero', sviluppando le proprie idee, riconobbe sempre più nelle teorie del filosofo pragmatista americano Pierce gli elementi capaci di dare unita' ai suoi pensieri nei vari campi e, soprattutto, capaci di trovare nel campo "pratico" quelle risposte che l'ambito teorico non riusciva a dare.
E' noto come anche una parte dei filosofi neopositivisti, Carnap soprattutto, partendo da posizioni rigidamente empiroeriticiste, si sia poi orientata verso posizioni convenzionaliste, pervenendo, infine, a caute aperture verso il pragmatismo.Ciò avvenne sopratutto per Carnap quando , emigrato negli Stati Uniti per le note vicende politiche, venne a contatto con un ambiente intellettuale decisamente pragmatista. Da questo punto di vista, anche se non si può' dire che Ramsey abbia precorso la parabola neopositivista, perche' in effetti neopositivista non lo fu mai, certamente ne riassunse gli esiti condividendone i punti di partenza.

3. VERITÀ' E ACCETTAZIONE.

E' indubbio che una teoria scientifica e' in rapporto col mondo, ma il problema

consiste nell'individuare a natura di questo rapporto. Il mondo ci offre fatti o, detto

in altra maniera, connessioni di fenomeni, che noi percepiamo. Abbiamo dunque,

da una parte, il mondo dell'esperienza, dei fatti e, dall'altra, le leggi che connettono

questi fatti osservabili fra di loro; ma la scienza non e' solo questo. In ogni teoria

troviamo delle entità' che non sono osservabili e delle leggi che connettono queste

 

     entità' fra di loro. Come ponte fra le due serie si hanno:

1) dati dell'esperienza e leggi osservabili che connettono questi dati;

2) leggi, proposizioni, ecc., che, in qualche maniera, mettono in relazione termini osservabili e termini teorici.

Questa esposizione e' molto frettolosa e semplificata . Non si pone il problema dello statuto logico dei fatti e, in particolare, non si pone il problema se esista una esperienza separata dalla teoria, se, cioè', esistano dati osservabili "puri", che siano accessibili senza il filtro di una teoria. Non accentuare i problemi connessi alla liceità' della divisione tra termini osservabili e termini teorici, e' però lecito perche' la fecalizzazione di questo problema non fa parte della cultura filosoficoepistemologica di quel periodo.

I problemi vertevano dunque sulla natura delle teorie in generale, sulla natura dei rapporti fra leggi empiriche e leggi teoriche, sullo statuto logico delle entitàteoriche, sulla possibilità' di "costruire", partendo dall'osservazione e dagliesperimenti, i termini teorici e le loro leggi. In altre parole, e' possibile costruire la fisica partendo dagli osservabili? Qual'e' la natura delle teorie e delle loro proposizioni? si può' parlare di verità' o di falsità' o solo di operatività' e di accettatone?

4. LA DEFINIZIONE DEI TERMINI TEORICI.

Le risposte di Ramsey a questi problemi non stanno solo nello scritto sulle teorie ma formano un tutt'uno con quanto esposto negli scritti su " Proposizioni Generali e Causalità' " "Conoscenza" , " Qualità' causali" e " La Filosofìa" tutti scritti nel 1929.

IL punto di partenza dell'indagine e' l'accettazzione di:

1) leggi teoriche che descrivono rapporti fra grandezze teoriche e osservabili ;

2) leggi che connettono grandezze osservabili con grandezze osservabili ;

3) leggi che connettono fra di loro grandezze teoriche.

N.R. Campbell H denomino' le prime, complessivamente, con il termine "dizionario". Il dizionario di una teoria sarebbe, quindi, un elenco di leggi che

mette in rapporto fra di loro osservabili e termini teorici . In via ipotetica si può' pensare che un dizionario funzioni in due sensi :

1) definisca i termini teorici per mezzo di termini osservativi ,

2) definisca i termini osservativi per mezzo di quelli teorici.

Ma sono effettivamente possibili questi due dizionari? E sono compilati come una

serie di definizioni esplicite?

E' facile definire un materiale conduttore, ad esempio, il " rame ", facendo

riferimento alla struttura molecolare e alla sottostruttura atomica. Si sarà' data,

cosi', una definizione di un termine osservativo in termini teorici. Problemi ben

diversi presentano la definizione di termini teorici come " elettrone " o " materiale

conduttore" , mediante dati osservabili . Si riesce a parlare degli elettroni secondo

leggi che li connettono ad altri termini teorici, ma molto difficile appare

l'operazione di darne una definizione in termini osservativi poiché' gli elettroni non

si vedono, non si sentono e non si toccano, ne' direttamente ne' indirettamente

tramite strumenti di misura. In prima approssimazione appare, dunque, probabile

che una loro definizione in termini osservativi sia impossibile . E' questa

impossibilita' che rende legittimi i dubbi sulla loro natura , sulla loro esistenza e

sul loro significato.

11 Vedi nota 8

109

110

5. LE TEORIE DI MACH E POINCARE' .

Ramsey lesse sicuramente le opere di E. Mach , di Poincare, di Russell e di

Carnap. Nei suoi scritti fa riferimento anche a Whitehead, Nicod1^, Johnson e

Braithwaite.

E. Mach aveva preso energicamente posizione contro un'interpretazione realistica

sia delle entità' teoriche sia delle teorie. Secondo il suo pensiero le teorie assolvono

la loro funzione in quanto ci danno un quadro di connessioni in cui noi possiamo

inserire i nostri dati osservativi. La loro verità' sta nel loro essere traducibili in

termini osservativi controllabili. In questo quadro le entità' teoriche concorrono a

formare questa rete di connessioni. Non esistono di per sé, ma assolvono una

funzione ordinatrice, sono utili e nulla più'. Dire che gli elettroni esistono, per

Mach, significa asserire una inutile entità' metafisica che falsa la natura delle teorie

e ci fa uscire dalla scienza. Significa introdurre nella scienza la vecchia metafisica,

che è presente anche nelle teorie scientifiche più' accreditate come la meccanica.

Per Mach non esiste una "vera realtà" non osservabile e capace di darci una

ragione ultima dei fenomeni. Lo stesso "atomo" non e' altro che un ente di ragione

che vale come postulato metafisico, per cui dire che l'elettrone esiste equivale a

affermare il buon funzionamento della teoria che lo ammette come entità'.

La filosofia di Poincarè era più' radicalmente convenzionalista.

" I principi sono convenzioni e definizioni travestite" dice in

La. Scienza e l'Ipotesi13 e, più' avanti, chiedendosi come possa una legge divenire

un principio, risponde che, dati A, B come termini osservabili, non esistendo fra

essi un rapporto rigorosamente vero, e' comodo introdurre un termine C, più' o

meno fittizzio, con cui si stabilisce che A, per definizione, abbia un rapporto

espresso da una legge. Cosi', il rapporto tra A e B viene scomposto in:

1) un principio assoluto e convenzionalmente vero che connette A con C ;

2) una legge tra C e B sperimentale e revedibile.

In questa ottica le teorie divengono strumenti in larga misura convenzionali. Tra le

varie teorie noi scegliamo quella che ci pare più' comoda, quella che potrebbe

essere più' semplice o, in generale, quella che meglio si adatta all'esplicazione degli

esperimenti e dei dati.

12J. Nicd , La Geometrìe dans le Mond SensMe, 1924

13 Vedi nota 1

110

Ili

Anche per Poincarè le entità' teoriche della fisica sono "enti di ragione". Data una

qualsiasi teoria meccanica, elettrica o termodinamica, se in essa si ammette: 1) la

validità' del Prinieipio di Conservazione dell'Energia 14 e 2) del Principio di Minima

Azione 15, si può' dimostrare che sono possibili infinite teorie meccaniche capaci di

interpretarla. Queste teorie possono appoggiarsi su entità' teoriche come le "forze"

o sui cinematismi della cinematica o, ancora, sulla fisica degli urti di "corpuscoli",

mantenendo un pari potere esplicativo. Le "entità1 teoriche" diventano tante

quante le interpretazioni possibili, ossia infinite; ciascuna legittimamente "valida"

all'interno della sua teoria, nessuna "vera" se non per convenzione.

6. IL PROGRAMMA DI RUSSELL.

Su un percorso divergente, Russali, nel frattempo, andava proponendo una visione

costruttiva delle entità' teoriche, in base alla quale, in generale, veniva giudicato

possibile costruirle con strumenti logici, quali le classi di eventi o le classi di dati

sensibili . Russell andava presentando questa teoria come una moderna versione

del "Rasoio di Oceam"16. La prescrizione di respingere gli enti innecessari veniva

riletta come un invito a sostituire le entità' inferite con le costruzioni logiche ,

cosi' come Frege 17 ( e lui stesso successivente, ma in maniera indipendente) aveva

fatto in aritmetica, definendo il numero cardinale in termini di classe di classi

equipotenti.

Russell era incoraggiato nel suo programma proprio dall'esito, almeno parzialmente

riuscito, della riduzione della matematica alla logica. La procedura, che aveva

permesso di dare una definizione esplìcita dei numeri naturali in termini di classi di

classi, poteva essere utilizzata per definire termini teorici come " Elettrone ",

"Calore" ecc. in termini di classi di eventi o classi di dati osservabili.

14 Nella sua prima formulazione per la meccanica, asseriva la costanza della somma

di energia cinetica e potenziale; successivamente vennero aggiunti i termini

termodinamici , elettrodinamici ecc.

1^ Asserisce che il percorso fatto da un sistema per muoversi fra due situazioni

energetiche e' minimo.

16 Asserisce letteralmente : "Entia non sunt multiplicanda praeter necessitatela".

Visto in riferimento alle teorie scientifiche, sostiene la necessita' di introdurre nelle

teorie solo le entità' teoriche necessarie alla formulazione delle stesse. Naturamente,

se le entità' sono "costruibili" in termini di dati osservabili perdono la loro

caratteristica teorica.

I"7 G.Frege, Die Grundlagen der Arìtmetik ,1884.B. Russell., The Prìciples of

Mathematics, 1903

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7. L'IMPOSTAZIONE DI RAMSEY.

Se Carnapl^ sembro', almeno inizialmente, condividere il programma di Russell,

Ramsey non lo accetto' mai. Sin dall'inizio della sua esposizione, imposta la ricerca

secondo una metodologia divergente da quanto Russell auspicava. Non parte da

un mondo primario ( d'osservazione ) per studiare le condizioni di costruibilita'

teorica ma , dato un linguaggio primario e dato un linguaggio secondario (teoria),

indaga sui rapporti e sulle implicazioni ontologiche. Il suo obiettivo dichiarato ,

sin dalle prime righe, e' di lavorare su una teoria molto semplice, ma che funga da

esemplare, del tutto generale, per ogni tipo di teoria.

Ramsey inizia, dunque, la sua esposizione, distinguendo in una teoria, un sistema

primario e un sistema secondario . Si possono dare, dei due sistemi, varie

interpretazioni, giacche' non viene posto alcun vincolo interpretativo se non quello

minimo per cui nel sistema primario non compaiano termini teorici .

In qualche maniera termini osservativi e termini teorici debbono essere correlati e

Ramsey, sull'esempio di Campbell ^, chiama " Dizionario " questo complesso di

enunciati, formule o leggi che eseguono questa correlazione. Scartata

provvisoriamente la possibilità' di darlo sotto forma di definizioni dei termini teorici

mediante i termini osservativi , fornisce una serie di definizioni di termini

osservativi formulate nel linguaggio secondario.

La costruzione di Ramsey e' molto semplice.

Viene preso in considerazione un "sistema primario'®-® composto da "tutti i

termini e da tutte le proposizioni ( vere o false ) dell'universo in questione" ( pag.

229) con la supposizione che questo ci sia dato in modo tale da consentirci di

esprimere, con la nostra notazione, le sue proposizioni. In via ipotetica si ammette

che sia strutturato e che questa struttura sia rappresentabile con n-ple di numeri.

Avremo allora nel sistema primario proposizioni del tipo : A(n), B(m, n) e nel

sistema secondario funzioni proposizionali del tipo ct(n), 8(n), y(n, m) e

proposizioni in funzioni di assiomi ( per es. (n)a(n) V 8(n) ) .

1& "L'Afbau viene considerata come l'unica opera di un certo rilievo, in qualche

maniera, coerente con le idee espresse da Russell ne La Conoscenza del Mondo

Esterno.

19Vedi nota 8.

corsivo nel testo.

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Viene formulato poi un Dizionario comprendente definizioni quali:

A(n)=a(n)Vy(0,n)

che correlano il sistema primario al sistema secondario .

Gli assiomi e definizioni ci permettono di dedurre proposizioni del sistema primario,

e precisamente:

leggi, se si tratta di proposizioni generali, conseguenze, se si tratta di

proposizioni singolari.

Ramsey passa poi a illustrare un esempio dove sono indicate come proposizioni del

sistema primario quelle che concernono:

1) la vista di un colore rosso o blu,

2) il sentire gli occhi chiudersi o aprirsi,

3) l'avanzare o indietreggiare di un passo ad un certo istante n.

Avremo le seguenti proposizioni del sistema primario:

A(n)= vedo blu nell'istante n;

B(n)= vedo rosso all'istante n ;

ecc.

Funzioni della teoria saranno ad esempio:

a(n,m) = nell'istante n sono nel luogo m

B(n,m) = nell'istante n il luogo m e' blu

ecc.

Gli assiomi saranno della forma:

(n,m,m')a(n,m) & a(n,m') z> m = m'

(per tutti i luoghi m, m' e per tutti i

tempi n, io non posso essere nello stesso

tempo in posti diversi

113

114

( per qualsiasi istante n, nell'istante n il

posto 1 e' blu )

mentre il dizionario conterra' definizioni del tipo:

A(n) = 3m <x(n,m) & 8(n,m,) & y(n)

( esiste un posto m tale che: l)sono in

quel posto in un certo momento, 2)

quel posto e' blu e 3) i miei occhi sono

aperti)

La teoria rappresenta il soggetto mentre si muove fra 3 luoghi A, B, C,

rispettivamente in avanti (ABC A )e ali 'indietro (ACBA):

A

b

B C

b bVr

A

b

C B

bVr r

e le sue leggi saranno del tipo:

1) (n) [ -AV-B ] & [ -CV-D ] & [ -EV-F ]

( in ogni momento: 1) o non vedo

rosso o non vedo blu , 2) o sento i miei

occhi aprirsi o non lo sento, 3) o avanzo

o indietreggio di un passo.)

Una prima conclusione provvisoria dice che gli assiomi e il dizionario consentono

di formulare danno le leggi in una forma più' maneggevole.

Dato il tipo di variabili ( non continue, ma discrete e con un campo limitato di

valori ) si possono facilmente porre restrinzioni ed esprimere, ad esempio, le

funzioni A, B del sistema primario con una unica funzione Fj, che avrà' per valori

rispettivamente +1 e -1 , si potranno cosi' effettuare le sostituzioni:

A(n) (Vedo blu all'istante n) con FI=+!

B(n) (Vedo rosso all'istante n) con Fj=-l

114115

e cosi' via per le altre funzioni. Si possono cosi' ritradurre tutte le formule del

sistema primario e secondario in una forma molto più' semplice.

Ramsey e'ora in grado di dire qualcosa sulla natura delle teorie . Queste ci

metterebbero nella condizione di :

" invece di dire semplicemente che cosa sappiamo sui

valori delle funzioni di cui ci stiamo occupando, noi diciamo

che essi possono venir eostruiti, in un modo definito e dato

dal dizionario, dalle funzioni che soddisfano certe

condizioni date dagli assiomi." ( pag .236 )21

9. LE DEFINIZIONI ESPICITE.

A questo punto Ramsey si pone due domande:

1) se con la teoria (linguaggio secondario ) si possa dire qualcosa, che non

potremmo dire con il solo linguaggio primario;

2) se si possa dare un insieme di definizioni esplicite nel sistema primario che

riproduca la teoria.

La risposta al primo quesito e' ovviamente negativa, mentre quella al secondo non

può' essere cosi' immediata , anche in considerazione del fatto che, come avverte

Ramsey, alcuni filosofi, come Russell, Nicod e Carnap22 sembrano supporre che la

cosa sia possibile. Non intraprende pero' a questo punto una discussione filosofica .

Il suo atteggiamento e' molto concreto: c'è' un modello di teoria e l'eventuale

risposta, positiva o negativa, va verificata sul modello e, sempre dal modello,

andranno tratte le eventuali considerazioni filosofiche.

Si può' già' fare una prima serie di considerazioni. E' evidente che, se le leggi e le

conseguenze sono vere, per i fatti in oggetto, lo possono essere anche per un gran

numero di altri fatti giacché se ne può' trovare una serie illimitata che soddisfano

la teoria. Ognuno di questi insiemi potrebbe servire da base per dare una serie di

definizioni e tutte queste definizioni sarebbero diverse . Ciò' significa non poter

risolvere il problema perche' si avrebbe una serie illimitata di sistemi di definizioni

21 Se non diversamente indicato il riferimento di pagina e' sempre all'edizione

italiana : Ramsey ,F. P. / Fondamenti detta matematica e altri scritti di logica ,

Feltrinelli 1964

22 per Russell vedi nota 9, per Carnap vedi nota 10, per Nicod vedi nota 12

115116

esplicite e non un singolo sistema, come si voleva.

L'inconveniente si può' superare dando l'insieme di definizioni come disgiunzione

degli insiemi corrispondenti ai vari insiemi di fatti ( tutti quelli che rendono vero il

dizionario e gli assiomi quando sono vere le leggi e le conseguenze), ma si

avrebbero, in ogni caso, ancora altre difficolta' perche', oltre a un'ineliminabile ( e

non accettabile ) arbitrarietà', si deve supporre che il sistema primario non sia

infinito e questa supposizione non e' lecita.

Un'altra possibile via d'indagine e' quella di invertire il dizionario e dare a,B, y.. in

funzione di A, B, C,.... Matematicamente si tratta di risolvere un sistema di

equazioni isolando A,B,C,.. sotto la forma:

A= F0 ( a, B, y - ), B= F! ( a, B,y.. ), O F2 ( a, B,y .. )

La cosa e' possibile, ma la soluzione e' subordinata alla possibilità' di avere un

numero di incognite pari al numero delle equazioni . Per ottenere questo risultato si

dovrebbero imporre a priori porre delle restrinzioni al numero delle grandezze

teoriche. Questo non solo sarebbe arbitrario, ma ridurrebbe il potere delle teorie in

costruzione. In caso contrario e, quindi, in ogni caso ( anche in quello

dell'esempio) non si giungerebbe matematicamente a una soluzione univoca e non

si riuscirebbe , ugualmente, a dare tutte le definizioni come, in effetti, accade,

nell'esempio, alla funzione B(n,m).

La conclusione circa questa prova di inversione e', dunque, negativa e da questo

esito prevedibile Ramsey trae importanti conseguenze:

".. non vi e'[ ...] in generale alcun modo semplice di

invertire il dizionario in modo da ottenere una soluzione

unica o chiaramente preminente che soddisfi anche gli

assiomi, e la ragione sta in parte in difficolta' di dettaglio

che si incontrano nella soluzione delle equazioni, in parte

nel fatto che il sistema secondario ha una più' elevata

molteplicità' del primario . Nel nostro caso il sistema

primario contiene tre funzioni a un sol valore, mentre

quello secondario ne contiene virtualmente cinque....

ciascuna delle quali assume due o tre valori e un tale

aumento di molteplicità' e'Jo credo, una caratteristica

universale^ delle teorie utili."

In corsivo nel testo

116117

( p . 240)

Questo e' un primo importante risultato. Le teorie, per essere operative e per poter

crescere e adeguarsi a nuove scoperte, devono possedere una molteplicità' di

funzioni teoriche superiore alla molteplicità' delle funzioni osservative. Questa

condizione determina l'impossibilita' di definire esplicitamente le grandezze

teoriche. In conclusione, le teorie, per essere "utili" ( questo e' il termine

utilizzato da Ramsey ) , non devono essere scritte mediante definizioni esplicite.

Con questo esito, però, Ramsey non ritiene ancora di aver esaurito il suo compito

. Constatare che con il solo dizionario si raggiungono risultati deludenti, non da'

una risposta definitiva al problema . Resta da esplorare la possibilità' di coinvolgere

nel tentativo sia il dizionario sia gli assiomi. Ciò' che Ramsey propone e' di

utilizzare il dizionario e gli assiomi congiuntamente, assecondando cosi' una visione

delle teorie, secondo la quale il significato delle proposizioni altro non sarebbe che

U criterio o la prova della sua verità'.

Anche questo tentativo da' una soluzione, ma le condizioni raggiungibili non sono

certo soddisfacenti. "Alla fine", conelude Ramsey " giungeremo a qualcosa di molto

simile alle definizioni generali disgiuntive con cui avevamo iniziato questa

discussione". ( pag. 247 )

Con questo risultato la discussione e' conclusa. Il quesito verteva sulla possibilità'

di esprimere le teorie sotto forma di definizioni esplicite e la risposta conclusiva e'

positiva. Positiva, pero', solo nel senso che e' formalmente possibile. Dare le teorie

sotto questa forma, oltre che inutile, e', in realta', anche dannoso sia a causa della

complicatissima forma che queste verrebbero ad assumere, sia a causa della non

evitabile "arbitrarietà' delle definizioni ", per cui alle definizioni e' ," impossibile

l'essere adeguate alla teoria come entità' in processo di crescita."

Cosa succederebbe, infatti, se si scoprissero altre leggi? Supponiamo di aver

proposto una teoria dell'elettrodinamica. Nella teoria 1' "intensità di corrente

elettrica" viene definita in termini di effetti chimici o di effetti termici. Veniamo a

scoprire che può' essere definita in termini di effetti magnetici. Come possiamo

inserire queste nuove leggi?

Nell'esempio di Ramsey un problema simile potrebbe nascere nel caso si venisse a

117

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conoscenza di una legge che assegna un colore al luogo 3. In apparenza, potremmo

aggiungerla agli assiomi e al dizionario, ma, di fatto, se la teoria e' costruita con

definizioni esplicite, ciò' non potrebbe avvenire in maniera indolore. Le definizioni

esplicite date in precedenza non tengono conto della nuova legge e sono

completamente definite senza questa. Per cui non ej^ sufficiente aggiungere una

nuova legge, ma bisogna cambiare le vecchie definizioni. Ciò' significa ammettere di

non poter fare aggiunte e, quindi, di far crescere la teoria senza, nello stesso

tempo, rivoluzionarla.

In definitiva, ciò' che Ramsey vuoi mettere in evidenza e' la scarsa operatività' delle

teorie espresse con definizioni esplicite. Più' che di scarsa operatività', si potrebbe

parlare di staticità': le teorie cosi' esplicitate sono cosi' statiche che una qualsiasi

aggiunta esige che muoiano e assumano una nuova veste. Ma non e' solo questo il

problema. Quando Ramsey parla di "utilità"' e di "incapacita' di crescita di una

teoria", mette l'accento su due diverse caratteristiche delle teorie in generale. Noi

possiamo concepire le teorie solo giudicando del loro potere esplicativo e predittivo

o possiamo richiedere che abbiano anche un potere d'orientamento verso nuovi

ampliamenti. Questo potere e' intimamente collegato con la possibilità' delle teorie

di crescere, di adattarsi , di essere capaci di incorporare e di suggerire nuove

scoperte e nuove informazioni, e risulta quindi incompatibile con una

formalizzazione con definizioni esplicite.

14. LE CONCLUSIONI DI RAMSEY E LA LORO ATTUALITÀ'.

Queste conclusioni di Ramsey sono ancor oggi oggetto di dibattito, ma il suo

contributo viene raramente citato per vari motivi, soprattutto, per il lungo oblio in

cui cadde questa sua ricerca fino agli anni cinquanta. Di fatto, quando venne

riscoperta, aveva perso gran parte del suo interesse poiché' le ricerche sulla natura

delle teorie si erano enormemente arricchite di esiti, di analisi e di percorsi di

ricerea più' ampi e più' articolati. Lo studio di Ramsey conserva pero' un enorme

valore storico e anticipatorio.

In generale, pero', i risultati di Ramsey vengono considerati accettabili. Carnap ha

discusso spesso lo statuto logico di ciò' che Ramsey chiama "dizionario" e che egli

preferisce chiamare " insieme di regole di corrispondenza: " A rigore," dichiara nel

suo trattato / Fondamenti Filosofici della Fisica "non esistono definizioni dei

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119

concetti teorici e io preferisco non parlare di "definizioni" (p. 295)24, mentre a

proposito dell' informazione sui termini teorici contenuti in una teoria scrive:

" ...i suoi termini assiomatici - elettrone, campo e cosi'

via - devono essere interpretati per mezzo delle regole

che connettono i termini [ teorici J con fenomeni

osservabili, e questa interpretazione e' necessariamente

incompleta. A causa di questa incompletezza, il sistema

resta aperto alla possibile aggiunta di nuove regole di

corrispondenza, e, in effetti, questo e' quanto avviene

continuamente in fisica.[ ]

E' sempre possibile aggiungere nuove regole, aumentando

cosi' l'interpretazione specifica dei termini teorici; ma per

quante se ne aggiungano l'interpretazione non e' mai

conclusiva e finale.

[....] E' possibile interpretare un termine teorico in modo

cosi' completo che non risulti possibile darne ulteriori

interpretazioni? In questo caso le regole non fornirebbero

una definizione esplicita, finale per il termine? Certo, ma

allora il termine non sarebbe più' teorico bensì'

diventerebbe parte del linguaggio osservativo.

In fisica non e' vietato stabilire, per un dato termine,

regole di corrispondenza cosi' forti, che esso diventi

definito esplicitamente. [....] Dal momento che la storia

della fisica ha mostrato questa regolare, incessante

modificazione dei concetti teorici, la maggior parte dei

fisici sarebbe contraria a regole di corrispondenza cosi'

forti da rendere un termine teorico definito esplicitamente.

Si tratta di una procedura assolutamente non necessaria,

che non ci fa guadagnare nulla e anzi può' addirittura

sortire l'effetto opposto di bloccare il processo."

15. LA FORMULA DI RAMSEY

Eliminato il problema delle definizioni esplicite, Ramsey si pone il problema della

forma delle teorie e propone la formula:

( 3a, B, y)( dizionario) &( assiomi)

dove a, 6, y sono variabili, prese in estensione, su cui non vengono poste

condizioni e che, quindi, non appartengono ad alcun " tipo" prestabilito di

24 R. Carnap, Philosophical Foundation of Phisics, l'indicazione delle pagine si

riferisce all'ed. it. I Fondamenti Filosofici detta Fisica , II Saggiatore (p . 295)

119

120

variabile teorica . Non fungono da grandezze teoriche ( il che e' ovvio perche'

cadono sotto il dominio del quantificatore), ma da variabili che soddisfano

dizionari e assiomi. L'intera teoria andrebbe esposta come : esistono grandezze a,

B,y, che soddisfano alle definizioni del seguente dizionario... e ai seguenti assiomi....

dove , ovviamente, dal dizionario e dagli assiomi le grandezze teoriche sono state

eliminate e sono state sostituite con le variabili che compaiono sotto il segno del

quantificatore esistenziale. La formula, suggerisce Ramsey, e' formalmente simile a

quella delle favole " " C'era una volta.." in cui le frasi che seguono non hanno

significato completo di per se stesse ( né lo potrebbero avere contenendo variabili )

e non sono proposizioni.

Lo scritto di Ramsey sulla teorie venne dimenticato fino a che R.B. Braithwaite,

nel suo trattato La Spiegazione Scientifici del 1953, non ne mise in luce

l'importanza. Braithwaite in realta' non discute o commenta il testo di Ramsey, ma

propone un suo esempio di teoria su cui svolge le sue riflessioni, che come egli

stesso dichiara, sono profondamente influenzate, sopratutto in riferimento alla

trattazione delle entità' teoriche, dalla filosofia dell'amico. Per la comprensione

dello statuto logico di queste entità, Braithwaite indica come esemplare

l'espressione quantificata sopracitata che, da allora in poi, verrà' sempre indicata

come " Formula di Ramsey".

12. LE VALUTAZIONI DI CARNAP.

Di questa formula, dei suoi pregi e dei suoi limiti, discute ampiamente Carnap,

nella sua raccolta di lezioni pubblicata sotto il titolo: I Fondamenti Filosofici della.

Fisica del 1954 . Carnap, più' che all'intera trattazione e ai suoi esiti, e' interessato

aU'interpretazione della formula di Ramsey in riferimento al problema dello stato

logico dei termini teorici :

" II problema di Ramsey era il seguente: i termini teorici

[....] non sono significanti nello stesso senso in cui lo sono

i termini osservativi. Allora come acquista significato un

termine teorico?

.. Si può' dire che un elettrone esiste nello stesso senso in

cui si dice che esiste una sbarra di ferro ?"

" Come può' essere giustificato il diritto di uno scienziato

25 Braithwaite La Spiegazione Scientifica ,1953 • L' argomento viene affrontato

nel capitolo 3 (pp.51 e seg. dell'edizione it.)

120120

variabile teorica . Non fungono da grandezze teoriche ( il che e' ovvio perche'

cadono sotto il dominio del quantificatore), ma da variabili che soddisfano

dizionari e assiomi. L'intera teoria andrebbe esposta come : esistono grandezze a,

B,y, che soddisfano alle definizioni del seguente dizionario... e ai seguenti assiomi....

dove , ovviamente, dal dizionario e dagli assiomi le grandezze teoriche sono state

eliminate e sono state sostituite con le variabili che compaiono sotto il segno del

quantificatore esistenziale. La formula, suggerisce Ramsey, e' formalmente simile a

quella delle favole " " C'era una volta.." in cui le frasi che seguono non hanno

significato completo di per se stesse ( né lo potrebbero avere contenendo variabili )

e non sono proposizioni.

Lo scritto di Ramsey sulla teorie venne dimenticato fino a che R.B. Braithwaite,

nel suo trattato La Spiegazione Scientifici del 1953, non ne mise in luce

l'importanza. Braithwaite in realta' non discute o commenta il testo di Ramsey, ma

propone un suo esempio di teoria su cui svolge le sue riflessioni, che come egli

stesso dichiara, sono profondamente influenzate, sopratutto in riferimento alla

trattazione delle entità' teoriche, dalla filosofia dell'amico. Per la comprensione

dello statuto logico di queste entità, Braithwaite indica come esemplare

l'espressione quantificata sopracitata che, da allora in poi, verrà' sempre indicata

come " Formula di Ramsey".

12. LE VALUTAZIONI DI CARNAP.

Di questa formula, dei suoi pregi e dei suoi limiti, discute ampiamente Carnap,

nella sua raccolta di lezioni pubblicata sotto il titolo: I Fondamenti Filosofici della.

Fisica del 1954 . Carnap, più' che all'intera trattazione e ai suoi esiti, e' interessato

aU'interpretazione della formula di Ramsey in riferimento al problema dello stato

logico dei termini teorici :

" II problema di Ramsey era il seguente: i termini teorici

[....] non sono significanti nello stesso senso in cui lo sono

i termini osservativi. Allora come acquista significato un

termine teorico?

.. Si può' dire che un elettrone esiste nello stesso senso in

cui si dice che esiste una sbarra di ferro ?"

" Come può' essere giustificato il diritto di uno scienziato

25 Braithwaite La Spiegazione Scientifica ,1953 • L' argomento viene affrontato

nel capitolo 3 (pp.51 e seg. dell'edizione it.)

120

121

a parlare di concetti teorici, senza che, nel contempo,

venga giustificato il diritto di un filosofo a usare termini

metafisici?"26

Come si può' vedere dalla sua presentazione, l'interesse di Carnap era motivato

dalla grande importanza che la questione veniva ad assumere in riferimento ai

problemi di senso, problemi che per Carnap come, in generale, per tutti i pensatori

del neopositivismo logico, vengono impostati all'interno dell'opposizione fra sensato

e insensato , interpretata come opposizione tra metafisico e non metafisico.

Carnap per meglio illustrare le proprietà' dell'enunciato di Ramsey, lo utilizza per

formulare una teoria comprendente i termini teorici:

Molecola di idrogeno (Hymol), Molecola (Mol) , Temperatura ( Temp

b,t), Pressione ( Press b,t), massa ( Mass b ) , Velocita' ( Vel b, t )

dove b indica un corpo e t un istante di tempo espresso con una coordinata. Viene

poi introdotto un simbolo" # " ( in Carnap :"..." ) per indicare una serie qualsisi di

connessioni logiche e matematiche.

L'intera teoria sarà' allora T C dove con T si intende:

( T ): f Mol # Temp # Press # Mass f Vel.

ossia il complesso di leggi che connettono fra loro solo le entità' teoriche e che

comprenderà', quindi, la teoria cinetica dei gas, le leggi relative al moto molecolare

, rapporti fra Press, Vel e Temp ecc , mentre in C :

(C ): t Temp # Osi f Os2 f Press # Os3 f Os4...

compaiono quell'insieme di leggi che Carnap chiama "regole di corrispondenza" e

comprenderà' le regole operative per misurare grandezze come la pressione e la

temperatura, le scale strumentali, le leggi empiriche e le descrizioni degli

strumenti ( termometro , manometro ecc. ) utilizzati per effettuare le misure . Le

regole di corrispondenza di Carnap svolgono nella sua esposizione le funzioni del

"dizionario" di Ramsey.

26 Carnap, / Fondamenti Filosofici della Fisica., ( Ed. it. p. 309 )

121

122

La teoria TC avrà' quindi la forma:

( TC): fHyMol f Mol f Temp # Press * Mass f Vel; * Temp f Osi f Os2 *

Press * Os3 f Os4 t...

E la formula di Ramsey per questa teoria sarà' :

(3x)(3y)(3r)(3s)(3t) [# x f y # r f s # t ] & [ # x t Osi f Os2 # y # Os3f Os4...

dove i termini teorici non compaiono più in quanto sono stati sostituiti da variabili

( variabili di classe per le grandezze "mol" e " Hymol " , variabili relazionali per le

altre grandezze ).

E' una formula in cui si dice che esistono delle x, y, z, r, s, t, che soddisfano certe

regole teoriche e certe regole di corrispondenza . Come nella formula di Ramsey

queste variabili sostituiscono tutte le grandezze teoriche.

La formula presentata da Camap parla di "regole di corrispondenza" mentre la

formula di Ramsey parla di "dizionario", ma , fatte salve le possibili diverse

impostazione strumentalistica o operativista o protocollare che si possono loro dare,

le due formulazioni sono equivalenti.

Passando al significato e alle implicazioni filosofiche dell'enunciato di Ramsey,

Carnap conduce la discussione ponendo fondamentalmente tre questioni:

1) la formulazione di Ramsey e' dal punto di vista informativo equivalente alle

formulazioni tradizionali?

2) se lo e', quali sono le differenze e le relative implicazioni?

3) e' possibile esporre qualsiasi teoria sotto questa forma ?

Riguardo al primo quesito non ci possono essere dubbi, secondo Carnap. La

"formula" ha lo stesso potere di spiegazione e previsione del sistema originale di

postulati poiché non ne e' che una sua riscrittura espressa con un unico enunciato.

Dal punto di vista scientifico e informativo esse sono scientificamente equivalenti.

Quanto al secondo quesito, la differenza fondamentale sta nel fatto che nella

formula di Ramsey non compaiono termini teorici.

Questa differenza può' apparire poco importante e dovuta solo a un espediente

122

123

formale senza conseguenze. Parlare di elettroni, atomi, molecole ecc. e dire che

queste entità' soddisfano a un insieme di connessioni fra loro e con gli osservabili,

non sembra sostanzialmente diverso dal dire che esistono degli x, y, z ecc. che

soddisfano a quelle stesse connessioni. Ma secondo Carnap sta proprio in questo

l'importanza della formula, nel mostrarci che &_ possibile esporre le teorie senza

usare quei termini.

Cosi' facendo non si mostra tanto che non e' necessario dare una risposta alle

domande di esistenza, ma si dimostra che quelle domande non hanno necessita' di

essere poste. Si possono cosi' evitare " tutte le fastidiose questioni che affliggono

la formulazione originale della teoria " , perche' i termini tipo elettrone "di dubbia

realta' " 27 sono spariti.

Non sono , naturalmente , gli elettroni a sparire e neppure " quelle cose chiamate

elettroni"2^, precisa Carnap . L'enunciato di Ramsey continua a dire che esiste nel

mondo esterno qualcosa che ha tutte le proprietà' che la fisica assegna agli

elettroni, ma non dice che sono "cose " e neppure dice che bisogna dar loro un

riferimento di qualsiasi tipo . Non si pone, di conseguenza, la questione della

"realtà"' dell'elettrone perche' non ha più' senso il problema semantico su quale

sia "il significato esatto di termini come "elettrone" "29.

Ciò' che Carnap intende e' che nella formula c'è' tutto il significato osservativo

dei termini teorici, per esempio, "elettrone" e non c'è' nulla di più'. Una simile

considerazione presuppone che nelle teorie, come vengono usualmente presentate,

ci sia invece qualcosa di troppo o qualcosa di meno . Camap ritiene che

effettivamente accada qualcosa di simile . L'uso dei termini teorici implica almeno

la possibilità' di un significato aggiuntivo . Se sostituiamo alle variabili un qualsiasi

altro termine sia pur generico ed apparentemente innoquo ( per esempio

"corpuscolo" , "cosa" , "evento" ecc) e lo usiamo per caratterizzare una

grandezza teorica, si possono creare apettative di informazioni aggiuntive,

derivanti dal termine stesso, che, in realta', non sono disponibili.

Da queste considerazioni Carnap inferisce che: 1) " L'enunciato di Ramsey

rappresenta il contenuto osservativo completo di una teoria, 2) Ramsey ebbe

l'indubbio merito di intuire che tale contenuto osservativo e' tutto quanto e'

27 Ibidem p . 314

28Ibidem p .314

29Ibidem p . 314

123

124

necessario alla teoria per comportarsi appunto come teoria, ossia per spiegare i fatti

e di prevederne di nuovi." 30

Forse Ramsey non avrebbe sottoscritto questa dichiarazione.

Per Camap, il significato aggiuntivo e' , inequivocabilmente, metafisica e quindi non

senso. E' naturale che giudichi un pregio della formulazione di Ramsey il fatto che,

in essa, si evidenzi che il contenuto osservativo di una teoria è tutto quanto e'

necessario a una teoria per funzionare. Non e' che Carnap sostenga che le usuali

formulazioni delle teorie sono errate e che, quando si parla, ad esempio, di

"elettroni" , si faccia della metafisica. L'importante, secondo lui, e' che, comunque

le teorie vengano formulate, si associ ai termini teorici solo quella stessa

informazione empirica, che è contenuta nella formula di Ramsey. Ma questo e'

anche ciò' che pensa Ramsey ?

Carnap riconosce alle teorie compiti di spiegazione e di previsione, ma non

riconosce loro la possibilità' di essere, esse stesse, propulsive del proprio sviluppo.

Se Carnap avesse dovuto giudicare la domanda " La luce e' corpuscolo o onda ?"

l'avrebbe giudicata, se non un non senso, almeno un modo scorretto di formulare

un quesito. Entrambi i termini, infatti, sono termini teorici e Carnap, se ci si deve

attenere rigidamente a quanto sopra riferito, avrebbe dovuto riferire il loro

significato al contenuto empirico, ma, riferendosi a questo, la possibilità' di

formulare la domanda sarebbe scomparsa. E' vero' che, probabilmente, Carnap

avrebbe accettato la domanda sotto la forma di paragone fra la teoria corpuscolare

e la teoria ondulatoria, ma, anche in questo caso, tutto si sarebbe concluso nel

constatare che certi contenuti empirici avrebbero trovato spiegazione in un

paradigma e non in un altro e viceversa. Nei due paradigmi a loro volta pero' i

termini "corpuscolo" e "onda" non sarebbero comparsi se non nel loro contenuto

empirico e di nuovo la domanda non avrebbe potuto esser posta . Carnap

dissentirebbe da questa osservazione, ma la filosofia di Camap e' congegnata in

maniera tale da offrire sempre la possibilità' alle teorie di salvarsi, relativizzando le

argomentazioni al linguaggio con cui vengono espresse, essendo infine la scelta del

linguaggio effettuata in base a criteri di convenienza. Di fatto , essendo le teorie

cosi' formulate, non potrebbero agire come spinta operativa per le domande, che

possono nascere proprio dalle conseguenze che possono essere derivate dal loro

basarsi su entità teoriche come i corpuscoli o le onde .

30Ibidem p . 317

124124

necessario alla teoria per comportarsi appunto come teoria, ossia per spiegare i fatti

e di prevederne di nuovi." 30

Forse Ramsey non avrebbe sottoscritto questa dichiarazione.

Per Camap, il significato aggiuntivo e' , inequivocabilmente, metafisica e quindi non

senso. E' naturale che giudichi un pregio della formulazione di Ramsey il fatto che,

in essa, si evidenzi che il contenuto osservativo di una teoria è tutto quanto e'

necessario a una teoria per funzionare. Non e' che Carnap sostenga che le usuali

formulazioni delle teorie sono errate e che, quando si parla, ad esempio, di

"elettroni" , si faccia della metafisica. L'importante, secondo lui, e' che, comunque

le teorie vengano formulate, si associ ai termini teorici solo quella stessa

informazione empirica, che è contenuta nella formula di Ramsey. Ma questo e'

anche ciò' che pensa Ramsey ?

Carnap riconosce alle teorie compiti di spiegazione e di previsione, ma non

riconosce loro la possibilità' di essere, esse stesse, propulsive del proprio sviluppo.

Se Carnap avesse dovuto giudicare la domanda " La luce e' corpuscolo o onda ?"

l'avrebbe giudicata, se non un non senso, almeno un modo scorretto di formulare

un quesito. Entrambi i termini, infatti, sono termini teorici e Carnap, se ci si deve

attenere rigidamente a quanto sopra riferito, avrebbe dovuto riferire il loro

significato al contenuto empirico, ma, riferendosi a questo, la possibilità' di

formulare la domanda sarebbe scomparsa. E' vero' che, probabilmente, Carnap

avrebbe accettato la domanda sotto la forma di paragone fra la teoria corpuscolare

e la teoria ondulatoria, ma, anche in questo caso, tutto si sarebbe concluso nel

constatare che certi contenuti empirici avrebbero trovato spiegazione in un

paradigma e non in un altro e viceversa. Nei due paradigmi a loro volta pero' i

termini "corpuscolo" e "onda" non sarebbero comparsi se non nel loro contenuto

empirico e di nuovo la domanda non avrebbe potuto esser posta . Carnap

dissentirebbe da questa osservazione, ma la filosofia di Camap e' congegnata in

maniera tale da offrire sempre la possibilità' alle teorie di salvarsi, relativizzando le

argomentazioni al linguaggio con cui vengono espresse, essendo infine la scelta del

linguaggio effettuata in base a criteri di convenienza. Di fatto , essendo le teorie

cosi' formulate, non potrebbero agire come spinta operativa per le domande, che

possono nascere proprio dalle conseguenze che possono essere derivate dal loro

basarsi su entità teoriche come i corpuscoli o le onde .

30Ibidem p . 317

124

125

La visione di Carnap oggi e' assai poco popolare. Generalmente si riconosce un

valore di principio direttivo, di via esplorativa a ciò' che Carnap avrebbe giudicato

una presenza indebita di metafisica ( non-senso) nella scienza .

E' nota la funzione positiva che Kant assegnava all'attività' della ragione come

attività' direttiva e propulsiva nel promuovere l'attività' unificatrice dell'intelletto.

Ma senza scomodare Kant, a cui, del resto, Ramsey fa ben poco rifererimento e,

senza chiamare in causa pensatori posteriori, che riconoscono in ciò' che, ieri, era

metafisica la fondazione della scienza di oggi, che, a sua volta verrà' riconosciuta

come metafisica dalla scienza del futuro ( si pensi a Popper ) , c'è' almeno un

pensatore , Poincarè, che certamente Ramsey conosceva bene e che aveva, in

proposito, idee ben differenti da Carnap.

Poincarè', ad esempio, non riconosceva al principio di consevazione dell'energia lo

statuto di legge scientifica . Questo principio era nato sotto la forma: Ec + Ep =

Cost ( La somma dell'energia cinetica e dell'energia potenziale e' costante ). Per

mantenerne la validità', alle energie citate dovettero essere aggiunte

successivamente l'energia termica e l'enegia elettromagnetica. Nulla ci vieta di

pensare, osserva Poincarè, che altre forme di energia debbano essere aggiunte in

futuro . A questo punto se si volesse enunciare il principio senza timore di essere

smentiti in futuro , dovremmo limitarci ad un generico " Nell'universo qualcosa e'

costante" ; ma che valore può' avere una formulazione di questo tipo ?

Questa e' senz'ateo una formulazione "metafisica" , ma neppure si può'

considerare scientificamente certa e confermata quella esplicitata nelle sue

componenti meccaniche termiche e elettromagnetiche poiché' 1) non si hanno a

disposizione tecniche definitive per la sua confenna e, di conseguenza, 2) si rischia,

con una probabilità' molto alta, di essere smentiti in futuro.

In realta', secondo Poincarè le due formulazioni si integrano assumendo, anche

nella versione "metafisica" , non il significato di una ruota che gira a vuoto, ma un

valore regolativo che orienti l'attività scientifica.

Volendo spiegare meglio questa funzione si dovrebbe dire che il "principio" e' in

fondo uno schema per suggerire nuovi esperimenti e nuove formulazioni di

enunciati da verificare. Qualcosa di molto simile a un enunciato generale, nel senso

di " ipotetica variabile " così come lo intenderà' Ramsey.

In conclusione secondo Carnap, Ramsey ci dice che domandarsi se esistano

125

126

veramente gli elettroni ej^ lo stesso che chiedersi se la fisica quantistica e^ vera.

Questa e' la teoria che Mach aveva sostenuto e che e', in generale, condivisa da

tutte le concezioni non realiste, che assegnano alle teorie un compito di

ordinamento e di organizzazione dei dati. Questa è senz'altro la concezione di

Ramsey, anche se una affermazione cosi' netta non compare nei suoi scritti e anche

se, per Ramsey, il termine "vero" assume un significato molto vicino alle teorie

pragmatiste.

Riguardo all'ultimo quesito, se cioè' ogni teoria possa essere formulata come un

"enunciato di Ramsey", Carnap ritiene di poter rispondere affermativamente, non

su base congetturale, ma sulla base di studi svolti da altri e da lui stesso.

13. PROPOSIZIONI SINGOLARI E ENUNCIATO DI RAMSEY

Supponiamo di condensare nell'enunciato di Ramsey tutta la teoria della

meccanica e ragioniamo facendo riferimento a quella formula. Potremmo noi

sensatamente dire :

" La massa m di b in t, e' 5" ?

La risposta e' evidentemente negativa perche', non conoscendo il senso del termine

"massa" (nell'enunciato compaiono solo variabili e osservabili ), ci troveremmo di

fronte a una proposizione insensata. Non potremmo neppure sensatamente dire:

" ybt = 5 "

dove al termine teorico "massa" si e' sostituito la variabile corrispondente che

compare nell'enunciato, perche' l'assegnazione di un predicato ad una variabile non

e' una proposizione. Non rimane che dare quell'informazione nella forma:

(En.R. y)& ybt=5

dove con l'espressione "En.R.y" s'intende l'enunciato di Ramsey della teoria che contiene y come variabile vincolata.

Questa circostanza ci obbliga a constatare che un enunciato non può' che essere dato se non in congiunzione con tutta la teoria, dove quella variabile viene descritta

con tutte le informazioni osservabili di cui disponiamo. Nulla di più' e nulla di meno. Le condizioni di verità' sono tutte all'interno della formula in congiunzione con l'ununciato su cui ci si deve pronunciare circa il valore di verità'. Da questa peculiarità' appare chiarissima: 1) la capacita' della formulazione di Ramsey di circoscrivere e definire l'ambito di senso , di verità' degli enunciati singoli che contengono termini teorici, 2) l'equivalenza fra l'asserire che gli "elettroni" esistono

e 1' asserire la verità' della teoria in cui il termine compare; la dichiarazione di

esistenza degli elettroni di per sé, separata dall'enunciato non e' decidibile perche'

priva di senso.

Il suo senso lo acquista solo in congiunzione con l'enunciato che ne specifica il

contenuto empirico e lo inserisce in un complesso di leggi e conseguenze che ci

forniscono le procedure di decisione per la verità' dell'enunciato stesso all'interno

della teoria. In questo modo si definisce con precisione il senso della frase

"l'elettrone esiste solo se la teoria elettromagnetica e' vera", anche se resta da

definire il senso del termine "vera".

Cosi' nell'articolo Qualità' causali Ramsey può' asserire che:

" Nessuna proposizione del sistema secondario può'

venir compresa se si prescinde dall'intera teoria cui

appartiene. Se uno dice ' Zeus lancia saette' questo non e'

privo di senso perche' Zeuss non compare nella mia teoria

e non e' definibile in termini della mia teoria . Devo

considerarlo come parte di una teoria e por mente alle sue

conseguenze, per es. che i sacrifici porranno fine alle

saette." ( P . 276)

e ancora:

" 'Esiste una qualità' come la massa' e' un non senso a

meno che non si intenda semplicemente affermare le

conseguenze di una teoria meccanica, (p . 276 )

Per Ramsey, chiedersi se esiste l'elettrone equivale, dunque, a chiedersi se la fisica

quantistica e' vera ma, se ci si fermasse a questo punto, si tradirebbe il suo

pensiero. Ce lo fa capire il suo articolo Proposizioni Generali e Causalità' scritto ,

sempre, nel 1929, nel quale viene esaminato lo statuto logico degli enunciati

generali.

127

128

14. LE PROPOSIZIONI GENERALI.

In questo articolo Ramsey scarta la tesi che identifica proposizioni generali con

congiunzioni, da lui adottata nei Fondamenti, in quanto:

1) (x)fx non può' venir scritta come una congiunzione;

2) come congiunzione non e' mai usata se non nel caso di classi finite di cui si da

una regola applicativa.

Ci troviamo, a tutti gli effetti, come di fronte a una carta geografica che, estesa

all'infinito, non sarebbe più' tale; ne' "noi potremmo 'leggerla' tutta quanta né

muoverci secondo essa. Il nostro viaggio sarebbe finito prima che avessimo bisogno

delle sue parti più' remote" ( p . 255).

E' vero che per dare un senso alle proposizioni generali si e' costretti a pensarle

sotto la forma di congiunzioni, com'e' altrettanto vero che di questo senso

abbiamo bisogno per giudicare della loro verità', ma e' anche necessario constatare

che, pur dovendo avere una teoria delle congiunzioni, non possiamo esprimerla per

un difetto del simbolismo. La conclusione e' che una proposizione generale non si

può' tradurre in una formula congiuntiva e che:

" Le analogie ( fra ipotetiche variabili e congiunzioni )...

sono ingannevoli. Entrambe queste forme di 'realismo'

vanno respinte dallo spirito realistico." ( p . 260 )

Le proposizioni generali ( che Ramsey chiama " ipotetiche variabili", identificandole

con la forma Fx r> Gx ) non sono dunque ne' vere ne' false e, se di esse, in linea

di principio, non si può' decidere se sono vere o false, non sono nemmeno

proposizioni.

Ma se non sono proposizioni che cosa sono? La conclusione di Ramsey e' che " le

ipotetiche variabili non sono giudizi ma regole per giudicare " ( p. 258 ), non sono

proposizioni ma schemi per formare proposizioni.

A conclusioni simili, al'incirca nello stesso periodo, erano giunti Schlick3! e

Blumberg32. Scrive Schlick nell'articolo La causalità' generale nella Fisica

moderna :

31M. Schlick, Die Kausalitat in der gegenwartingen Physik, 1931, ( trad. it. in

Pasquinelli A., 1969)

32 Blumberg su "Monist" 1932

128

129

" Le leggi generali non sono "implicazioni generali" ,

perche' non possono essere verificate in tutti i casi; esse

sono piuttosto istruzioni, regole di comportamento, per il

ricercatore, sul come trovare la sua strada nella realta', per

predire certi eventi...Non dobbiamo dimenticare che

osservazioni e esperimenti sono atti per mezzo dei quali

noi entriamo in contatto diretto con la natura. Le

relazioni fra noi e la realta' consistono frequentemente in

locuzioni, che hanno la forma grammaticale di asserti, ma

il cui senso essenziale consiste nell'essere istruzioni per

possibili atti."

(P.151)

Analogamente Blumberg in un articolo su

esplicitamente :

Monist" nell'ottobre 1932 dice

" Nelle scienze descrittive le leggi non sono proposizioni

ma modelli ( di solito quantitativi nella forma ) per

costruire proposizioni. Perciò' una legge o ipotesi e'

confermata, non verificata. Si dice che una legge e' utile,

in quanto ci pone in grado di predire, cioè' in quanto si

riconoscono vere le proposizioni costruite su essa come

modello. "

II senso delle affermazioni di Ramsey e' sorprendentemente simile:

" Le ipotetiche variabili o leggi causali formano il sistema

con cui chi le enuncia affronta il futuro " ( p . 258 ).

e ancora poco più' avanti:

" Dal punto di vista che abbiamo spiegato, la necessita'

causale non e' un fatto; quando asseriamo una legge

causale noi non asseriamo ne' un fatto ne' una

congiunzione infinita, né una connessione di universali 33 4

ma un'ipotetica variabile che non e', a rigore, una

proposizione, ma una formula dalla quale deriviamo

proposizioni " ( p . 269 ) .

La conclusione e' che gli enunciati generali ( e quindi anche quelli esistenziali ) non

sono proposizioni. Non essendo proposizioni ma schemi teorici, non possono essere

negate ne' affermate come vere, bensì' adottate o respinte.

Le leggi generali passano dallo statuto di proposizioni teoriche a quello di schemi

di comportamento pratico, dal sistema delle verità' al sistema delle credenze, da

33 Questa era la teoria sostenuta da Russell

129

130

quello delle leggi a quello delle norme che Ramsey fa rientrare nel sistema

generale delle abitudini.

A questo punto, pero', le strade di Ramsey e Schlick divergono; mentre il secondo,

come del resto tutto il neopositivismo , almeno nel primo periodo viennese, e'

diffidente verso il pragmatismo,34 l'approdo del primo e' proprio in questo tipo di

impostazione.

15. IL PROBLEMA DELLA VERITÀ' DELLE TEORIE.

Nelle note in calce all'articolo su Proposizioni generali e causalità' Ramsey afferma

che un sistema teorico e' del tutto simile a un'ipotetica variabile . Ma se vale

questa equivalenza, allora anche le teorie, come le ipotetiche variabili, non sono

ne' vere ne' false, ma sistemi d'orientamento per agire nel mondo, sistemi che

accettiamo o rifiutiamo. A questo punto l'asserzione secondo cui la proposizione "

gli elettroni esistono " ha significato solo se la teoria elettromagnetica e' vera o

non rispecchia il pensiero di Ramsey o va reinterpretata, perche' non si può' più'

parlare di verità' di una teoria, ma solo della sua acccttazione.

E' possibile che, in un primo tempo, Ramsey pervenisse al risultato di ridurre le

entità' teoriche e le teorie al loro contenuto empirico, e quindi riducesse il

problema dell'esistenza delle entità' teoriche a quello della verità' delle relative

teorie. Ma a questo punto il significato di verità' di una teoria era tutto da

precisare e sicuramente nulla fa pensare che avesse in mente una concezione della

verità' basata sulla corrispondenza35. Riguardo a questi problemi vale, però, sempre

la considerazione che i concetti di cui si parla sono, in effetti, solo frammenti di

una teoria complessiva, che Ramsey non ebbe il tempo di elaborare e presentare in

34 A questo proposito e' significativo l'articolo di Schlick Meaning and Verìfìcation

( 1936) in risposta alle critiche di C. I. Lewis esposte nell'articolo Experience and

Meaning del 1934. Entrambi gli articoli furono pubblicati su " The Philosiphical

Rewiew ". Il primo e' tradotto in Pasquinelli 1969 .

35 Nella raccolta di inediti, pubblicati nel 1990 col titolo: On Truth Ramsey

sembra sostenere una concezione corrispondentista della verità'. Bisogna pero'

tener conto del fatto che : 1) Ramsey scrisse quei frammenti negli anni 1926-27; 2)

che, di quanto scritto, si dichiaro', con l'amico Braithwaite, "profondamente

insoddisfatto" ; 3) che il sostegno a una teoria corrispondentista viene dato in

contrapposizione alla rivale teoria "coerentista" della verità' che Ramsey respinge

totalmente; 4) che la teoria da lui sostenuta e', comunque, molto debole e si limita

ad affermare che una qualche relazione tra un enunciato e il fatto, di cui

l'enunciato afferma l'esistenza, deve pur esserci.

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una versione organica. Del resto di verità' parlava anche il pragmatista Pierce, ma,

certamente, non in senso corrispondentista.

Da questo punto di vista, un contributo all'interpretazione complessiva dell'ultimo

pensiero di Ramsey può' venire proprio dallo scritto sulle proposizioni generali,

che e' posteriore a quello sulle teorie.

Da questo scritto emerge come l'affermazione della verità' non sia, in effetti, da

intendersi in senso realista e rigidamente corrispondentista, ma piuttosto nel senso

dell'acccttazione della teoria come sistema d'orientamento efficace. Anche la teoria

e' uno schema che consente di formulare proposizioni che, da una parte, spiegano

la realta' e, dall'altra, sono previsioni di eventi futuri.

Da questo punto di vista, la teoria di Ramsey e' nettamente strumentalista . Le

teorie non dicono nulla sulla realta'; sono semplici strumenti linguistici per

organizzare l'esperienza in strutture che funzionano , dove il "funzionare" e'

null'altro che la possibilità' offerta dalla teoria di essere interrogata e di rispondere

con proposizioni che descrivono eventi futuri.

Questa interpretazione pare confutata dallo stesso Ramsey quando, in riferimento

alla verità' delle teorie, afferma:

" Se due sistemi si attagliano entrambi ai fatti non e' forse

indifferente quale dei due si sceglierà'? Comunque noi

crediamo che il sistema sia determinato in modo univoco

e che un'indagine sufficientemente prolungata ci

condurrebbe a esso. Questa e' la nozione di Pierce

secondo cui la verità' e' quello che alla fine tutti

crederanno ; questo non si applica all'asserto vero che

riguarda un dato di fatto, ma al 'sistema scientifico vero'."

Queste frasi concludono lo scritto sulle proposizioni generali e sulla causalità' e,

quindi, si può' affermare con certezza che riflettono il più' maturo pensiero di

Ramsey. Proprio per questa ragione sembrano sconcertanti. Qui' non e' in gioco la

bontà' dell 'interpretazione data da Ramsey alle teorie di Pierce, che forse lo stesso

Pierce non avrebbe sottoscritto ; non è importante stabilire se questo sia o non

sia realmente il pensiero del fondatore del pragmatismo, e' importante, invece, che,

sotto questa forma, Ramsey l'abbia fatto proprio.

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